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![]() Come promesso, intercaliamo i post di attualità con post di tipo culturale ed artistico. Oggi Poesia o, per meglio dire, vocaboli in sequenza casuale, del nostro luminoso e per nulla imbarazzante "Ministro ai beni culturali" Sandro Bondi, alias lo specchio vivente del baratro. ![]() A Rosa Bossi in Berlusconi (n.d.r. la mamma di Silvio) "Mani dello spirito Anima trasfusa Abbraccio d’amore Madre di Dio" Di: Sandro Bondi, Ministro per i Beni Culturali e Poeta. ![]() Evidenziamo la misurata e per nulla delirante chiusura che, per i meno attenti, parifica Dio al Sig. Silvio B. A sinistra nella foto allegorica di cui sopra, sempre per i meno attenti, si vedono spuntare le gambe della cultura in Italia oggi. A Destra Dio e al centro La Creazione*. ------------------------------------------------------ (*Letture erronee, suffragate da critici di parte, interpretarono diversamente il contenuto allegorico dell'immagine: a destra la madre di Dio e al centro Dio. Alla stessa scuola critica marxista-leninista (che portò all'abbandono del partito comunista il preveggente Bondi) fu fatta risalire l'interpretazione delle gambe che spuntano a sinistra come quelle del popolo italico frustrato e letalmente sopraffatto dalla propria innata, golosa e secolare indole coprofaga. Approfondimenti: Ministro Bondi >QUI! Coprofagia >QUI!... E' in questi giorni fugacemente al Cinema Edera di Treviso il film "la rabbia" di Pierpaolo Pasolini, restaurato da Giuseppe Bertolucci (fratello del più celebre regisata Bernardo) in base a un'idea di Tatti Sanguinetti. (per info. al Cinema Edera, tel.: 0422.300224). ![]() Il film "La rabbia" originariamente era stato affidato a Pasolini ma in corso d'opera il produttore decise di adottare 'un doppio punto di vista' e affidare lo sguardo da destra a Giovannino Guareschi. Bertolucci ricostruisce oggi la parte mancante del film in base agli scritti pasoliniani; ma non è questo l'importante. Non è poi così determinente nemmeno questo film, tra i meno riusciti di Pasolini, anche se l'idea di base è ottima: utilizzare i retorici filmati dei "Cinegiornali Mondo Libero" per rimontarli e ricommentarli costruendo un contro-giornalismo e una contro-storia critica della società borghese e delle sue aberrazioni con gli stessi suoi materiali di propaganda. Per chi è disposto a entrare nel film e nella propria coscienza, ad arrabbiarsene, come pasolini se ne arrabbiava isolato nel 1963, la contrapposizione di poverta' e sottomissione da un lato, apparato, ricchezza, guerra e macchina di morte dall'altro, mantiene un irriducibie valore nonostante la lettura datata (datata nei particolari ideologici ma nella sostanza premonitrice e di intatto valore) e nonostante il ritmo non brillante del montaggio. ![]() Ma illuminante è l'appendice aggiunta da bertolucci alla fine del film, denominata "L'aria del tempo", dove una carrellata di servizi giornalistici d'epoca mostra in tutta la sua violenza l'accerchiamento nei confronti dell'uomo capace di pensare liberamente e di dire con forza il proprio pensiero. Pasolini è un intellettuale scomodo che fa di tutto per esserlo. Il sistema risponde con sfacciati e violenti sfottò moralisti e qualunquisti circa l'abbigliamento, l'atteggiamento , i gusti sessuali, le presunzioni artistiche, finalizzati a demolire l'immagine di Pasolini senza mai entrare nel mertito dei contenuti del suo pensiero. ![]() Egli tuttavia ribadisce, anche in uno stralcio di intervista riportato nel film, il suo determinato disgusto e la sua totale disapprovazione per il sistema borghese oltre alla volontà di non cedere alle pressioni ma di continuare a esprimere le proprie idee con la massima forza, somigliando, e sono parole sue, a quegli animali che quasi gioiscono nell'essere sbranati dal predatore, che in qualche modo cercano e desiderano questo destino. ![]()
Silvio in camicia nera alla festa dei giovani di Alleanza Nazionale... Ma che arietta fresca che tira... dev'essere l'autunno, e poi tutti a rilassarsi in una bella vasca imhof coll'idromassaggio, l'ultimo che arriva è un comunista!!!
>ZInfo. from: foodstock 01/09/2008
h. 09:49 | commenti (1)
tema: varie ed eventuali, ritratti, sporadicamente
![]() Buongiorno! Fedeli alla nuova regola dell'alternanza tra post sulle cose brutte e belle della vita, oggi siamo senz'altro sul secondo aspetto con i lavori di Stefano Ricci, un disegnatore spettacolare. Ieri sera alla serata finale di "Filmakers" organizzata da Cinemazero a Pordenone, dove per la sezione cortometraggi ha vinto l'ennesimo premio Michele Bia con "Meridionali senza filtro", e per le videoanimazioni i giovanissimi e bravi fratelli Tambellini, gli artisti Stefano Ricci e Anke Feuchtenberger hanno presentato i loro lavori e c'era pure il bravo Francesco Cattani con la sua tormentata (per il laboriosissimo concepimento) prima esperienza di video-animazione. E non dimentichiamo Sara Pavan curatrice della sezione video-animazioni e valente disegnatrice pure lei. Nonostante la fulminea brevità, il lavoro di Ricci ci ha colpito sopra tutti per la qualità pittorica, perchè definirla fumettistica sarebbe riduttivo. Ma spazio ai disegni. In fondo al post breve bio. > Zooma![]() ![]() ![]() Stefano Ricci, artista bolognese da anni residente ad Amburgo, è sicuramente tra i disegnatori che hanno spinto più al limite i confini del fumetto contemporaneo. Il suo stile così riconoscibile sfrutta la matericità e la stratificazione pittorica e la penetrante natura del disegno a matita. La sua opera, composta di narrazioni oscure e fagocitanti, trascina attraverso vertiginosi cambi di punto di osservazione, in un continuo ribaltamento dei rapporti tra grande e piccolo, lontano e vicino, sentimento e ragione. Nel mondo del disegnatore bolognese risuona un dialogo muto tra gli oggetti, gli animali sono sorpresi in gesti e sguardi più che umani, e gli umani sono ridotti a sagome in controluce. “Io non so di poter disegnare quello che voglio disegnare - confessa Stefano Ricci- così l’unica cosa che posso fare è cercare di far succedere un caos un po’ umido, una specie di pozzanghera nera nella quale mi butto a volte con un piacere così grande che alla fine, quando torno in superficie, tutto mi sembra che sia stato anche molto bello”. (Dalla scheda autori di Filmaker, Cinemazero, PN). ![]() Stefano Ricci e' nato nel 1966 a Bologna, dove vive e lavora. Disegnatore, dal 1985 collabora con la stampa periodica e l'editoria nazionale e internazionale. Sempre partendo dal disegno lavora per il teatro, la danza e il cinema. Dal 1994 firma progetti di immagine coordinata e di collane editoriali per le quali e' stato selezionato sull'ADI Design Index 2000 e per il premio Compasso d'Oro 2001. Con Giovanna Anceschi dal 1995 cura la collana di Edizioni Grafiche di Squadro (Bologna) e la relativa attività espositiva di galleria; nel 1996 hanno fondato la rivista "MANO fumetti scritti disegni". Nel 1999 pubblica Depositonero, centoventi disegni (Mano edizioni e Fre'on e'dition), una raccolta di disegni realizzati nei primi dieci anni di attività. Dal 1987 ha partecipato a numerose collettive; alla prima personale del 1991, a San Pietroburgo, sono seguite quelle di Cortona (1993), Bologna e Firenze (1994), Ginevra (1995), Parigi e Bruxelles (1996), Agrigento (1997), Roma e Bruxelles (1998), Angoulême, Lucca, Bologna, Lisbona, Parigi e Blois (1999), Liegi, Neuchâtel e Napoli (2000), Neuchâtel e Bruxelles (2001). Oggi vive e lavora ad Amburgo.
![]() La contemporaneità alle volte ci opprime con la sua complessità e incertezza, con il cumulo di bisogni sempre nuovi e mai soddisfacibili, con il degrado delle istituzioni democratiche e delle relazioni umane, e allora risorge l'amore per le belle cose di una volta. Nell'immagine un angolo di mondo che ha mantenuto vive le sue tradizioni, una coppia alla vecchia maniera. Lei ama lui e lui si lava molto spesso. C'è un grande bisogno di tradizione nell'aria. Pubblichiamo integralmente, per la sua stringente attualità, un poco noto ma pregnante racconto di Abideno, storico greco antico.
Il re feacio. L'artista compì un’opera di incredibile perfezione, riproducendo il re sin nei minimi particolari, ed egli stesso ritenne quell’opera il capolavoro della sua intera vita. Allo scoprimento della statua il sovrano fu inorridito da quel ritratto spregevole e goffo, greve e infamante, indegno di sé, del proprio ruolo e discendenza divina, sebbene somigliantissimo di fronte ad uno sguardo estraneo. Sconvolto e ferito dalla violenta reazione del re, l'artista si rinchiuse dapprima in un orgoglioso silenzio ma con il passare dei giorni, vinto dallo spossamento e dalla pulsione creativa che sempre lo animava sin dalla prima infanzia, prese a modellare le feci e con la solita celebratissima bravura. La sua opera stupì tutti, i reclusi, le guardie, i comandanti delle prigioni, per l’incredibile perfezione. Con il trascorrere dei mesi e degli anni, di voce in voce, la fama dello scultore si diffuse nuovamente in tutto il regno sino a che persino nobili e facoltosi mercanti d’arte iniziarono, per scherno, a portare le loro nobili feci all'arista per farsi ritrarre. L'abilità creativa era immutata e forse addirittura accresciuta con il nuovo materiale e il clima di goliardia portava i committenti a trascurare gli aspetti più miseri e abietti delle loro figure ritratte con incredibile e spietato realismo. La voce arrivò nuovamente, salendo di rango e diffondendosi in ogni direzione, alla corte. Il re, infastidito dalla fama raggiunta malgrado lo scherno dall'artista ripudiato, dopo cene luculliane, volutamente insane, e luculliane e altrettanto insane defecazioni, raggiunta la quantità di feci necessaria, chiamò l'artista dalle galere e lo mise al lavoro, dentro un alto recinto, di fronte a una platea di nobili, nel patio ventilato e cosparso di bracieri d'incenso profumato, per dare forma a un nuovo ritratto reale.
L'Artista si mise al lavoro con la solita sbalorditiva perizia e dal maleodorante cumulo informe di feci ritrasse una grande scultura del re, perfetta in tutti i particolari e proporzioni, con le rughe, i nei, le deformità che gli anni avevano aggiunto al viso e al corpo dell’anziano monarca. Durante gli anni di reclusione, la sua abilità e cura del dettaglio avevano raggiunto un realismo straordinario. Il re era inorridito dalla bruttezza e ancora maggiore volgarità di quel ritratto ma l'entusiasmo e l'ilarità della folla cresceva e le risa scrosciavano e gli ospiti piangevano dal ridere vedendo l'artista ritoccare i particolari di quell'opera con palline di feci abilmente modellate. Il sovrano comprese che a quel punto la situazione era sfuggita di mano e sarebbe stato imbarazzante punire nuovamente di fronte alla corte festante l'artista così famoso, guastando una festa così gradita ai suoi ospiti. Questo forse anche per il molto vino e liquore sino allora versati nei calici. A lavoro compiuto si levò quindi a fatica dal trono portandosi a fianco del recinto e, vincendo l'acume penetrante delle esalazioni, proclamò pubblicamente l’insuperato valore dell'opera. Fece quindi condurre l'artista in una stanza colma di frutta, cibo, donne sifilitiche e vino avvelenato e, ritornato nelle stanze reali, pago della vendetta, si abbandonò all'oblio dell'ambrosia più pregiata. Da quel giorno la voce della statua di feci del re si diffuse in tutto il regno e tutti i nobili vollero delle statue con le loro feci e crebbe il culto per le feci e le feci divennero merce preziosa e segno distintivo di classe e di rango. E così, mentre i poveri continuavano a defecare nascostamente e ogni comportamento esibizionista era punito con severità, tra i nobili cominciarono a diffondersi feste sempre più sfrenate ed essi stessi iniziarono a ricoprirsi delle loro proprie feci e delle feci delle concubine. L'uso divenne comune e inevitabile in qualsiasi festa di alto rango, le donne e i giovanetti più avvenenti venivano appositamente segregati e nutriti, fino ad ammalarsene o morire, per produrre feci di particolare cromatismo, densità, matericità, odore e sapore. Dopo l'iniziale tentativo di dissimulare il fetore con profumi ed essenze si era infine fatta l'abitudine all'odore dello sterco e alle sue varie declinzioni e si disquisiva sulle venature d'erbe, di frutti, di selvaggine, di acque sulfuree, di spezie esotiche e così via.
Al trentesimo anniversario del regno la moda era al suo culmine, l'Artista scomparso, lungi dall’essere dimenticato, era oramai entrato nel mito popolare, con centinaia di mediocri emulatori, così come nel culto delle élite nobiliari. Il re aveva dimenticato l'antica acredine e non oppose resistenza quando nel mezzo della festa, sfarzosa e sfrenata, nella quale si era oramai ampiamente abusato in giochi di società di ogni sorta, un giovane e bellissimo cantore dagli occhi azzurri, la dentatura smagliante e il corpo diafano cosparso di feci diamantine, amato e conteso da tutti i nobili di corte fino ai più alti ranghi, propose un gioco provocatorio e dissacrante che però, in quel clima di festa sfrenata, provoco l'entusiasmo generale, cui anche il re si adeguò suo malgrado. Il gioco consisteva nel dipingere con feci il sovrano, imitando il cromatismo del suo ormai famosissimo ritratto, e vedere chi, tra la cerchia dei suoi più fedeli, avrebbe riconosciuto l'originale dalla copia. Il mattino appresso, a tutti gli ospiti fu servito a colazione un pezzo della venerata statua di feci del Re, un brandello del giovane cantore dagli occhi azzurri e un bicchiere di vino e miele. Da quel giorno fu proibito parlare in pubblico di feci e l'atto fu svolto con gran riserbo in luoghi appartati e nascosti. from: foodstock 29/07/2008
h. 09:28 | commenti (8)
tema: varie ed eventuali, ritratti, sporadicamente Miss Corea (a sx e complimenti) e Miss Mongolia (a dx e tanti compliemnti anche a lei)... > zoomSembra che noi ci si dimentichi ma noi non ci si dimentica. Gli eroi stanno divorando la strada, guadagnano terreno, implacabili, sopravvivono agli stenti e alle avversità e la nostra invidia cresce irresistibilmente. ![]() Stefano Barabino e Alessandro Tommasella. Non scherzavano! Non era il pretesto per un hot sex party alla Piana degli Alpini (e ci scusiamo profondamente per la buca alla cena della vigilia ma cause superiori, e solo veri uomini come loro sanno comprendere, ci hanno fermato). Sono davvero partiti in Panda per la Mongolia con un itinerario da far rabbrividire qualsiasi sfrenato sadomasochista: da Milano a ...coso li, ...la capitale della Mongolia, insomma. ![]() Mezzo tecnico a disposizione la Panda che mai avrebbe sognato tanto per la sua fine di carriera. Un resoconto dettagliato e puntale, minuto per minuto, sul sito del Turbofolk qui: http://turbofolkmongolrally.blogspot.com ![]() N.IS.O Scientific Operative Telecomunication Center. Non sapevamo invece del poderoso N.IS.O (Nothing IS Ok) il sistema di supporto e controllo satellitare che tutto controlla e guida dall'alto. Che dire, forza amici, il Mongol Rally è quasi vinto, coraggio e tenacia! Su con la vita. ![]() Incoraggia la concorrenza che, insomma, non pare imbattibile. Non mollate! Info generali sul Mongol Rally, QUI > Mongol Rally! ... Infine ma non ultimo: un plauso alle compagne che, abbandonate da sole sul luogo di partenza, non ci hanno ancora invitato a cena nonostante la nostra indiscutibiole avvenenza e la truccatissima elezione di Miss Turbofolk (da loro "VINTA" PARIMERITO) che abbiamo presieduto con emozione. Ma che gli fate alle donne voi due? PS: Questa qui sopra con i pantaloncini la conoscete?... PS2: Date un senso pubblico all'immane sforzo: sequestrate e portate in patria Miss Mongolia! (e se ci riuscite anche Miss Corea)... from: foodstock 28/07/2008
h. 13:01 | commenti (2)
tema: varie ed eventuali, ritratti, sporadicamente
![]() the sweetness in power. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() e gli immancabili... ![]() ![]() e per chiudere il cerchio con l'erotismo perverso... ![]() (PS: le macchioline bianche in basso a destra sono uomini).
Video intercettati sul pianeta >ernest... from: foodstock 15/07/2008
h. 17:24 | commenti (3)
tema: varie ed eventuali, ritratti, video, foodstock campagne
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